L’incontro è un momento particolare, difficile da spiegare e facile da riconoscere.
Quando due presenze entrano in uno spazio autentico, accade qualcosa che non era previsto.
Non è frutto di una tecnica né di una volontà, ma nasce dal semplice esserci.
È come se, nel campo che si crea, emergesse una nuova forma di comprensione.
In quell’incontro io sarò principalmente in ascolto,
attento a ciò che prende forma tra parole, silenzi e sensazioni.
Il mio intento è offrire uno spazio in cui tu possa fare chiarezza,
sentire ciò che è vero e riconoscere ciò che è buono per te, con i tuoi tempi.
Possiamo incontrarci in presenza oppure online,
iniziando da un primo incontro conoscitivo, semplice e aperto.

Offro l’aiuto che ogni persona può dare quando sceglie di ascoltare davvero un’altra persona: una presenza attenta, totale e disinteressata.
Non si tratta dell’aiuto di un professionista, ma di quello di un uomo che ha attraversato il proprio percorso, ha incontrato i propri ostacoli e oggi sceglie di mettersi a disposizione nell’incontro con l’altro.
Perché a volte non serve un ruolo, ma una presenza.
Nel mio percorso ho fatto esperienza diretta di pratiche, strumenti e passaggi che mi hanno aiutato a fare chiarezza, a superare momenti difficili e a conoscermi più a fondo.
Oggi condivido questa esperienza con chi sente che può essergli utile, lo faccio con gioia, mettendomi a disposizione.
No. Non è una terapia e non si sostituisce a percorsi psicologici, psicoterapeutici o medici.
Quello che offro è uno spazio di incontro e di ascolto, fondato sulla relazione umana e sulla consapevolezza dei limiti e dei confini.
Sono strumenti diversi, che ho incontrato e attraversato nel mio percorso personale e formativo, e che in modi differenti si sono rivelati estremamente efficaci per me.
Il counseling mette al centro l’ascolto empatico e la relazione.
Il focusing aiuta a dare voce ai vissuti interiori così come si manifestano nel corpo.
Il lavoro sul respiro (rebirthing) favorisce una maggiore consapevolezza corporea ed emotiva.
Ad oggi, sono titolato esclusivamente a facilitare il respiro: per questo ciò che posso offrire in modo strutturato è una sessione di rebirthing che include anche una parte di ascolto empatico.
Gli incontri avvengono in un clima semplice e riservato, seduti uno di fronte all’altro, prendendosi il tempo necessario per ascoltare ciò che emerge.
Non esiste una struttura rigida: ogni incontro è nuovo e, in un certo senso, ce lo inventeremo insieme, seguendo ciò che si presenta e i tempi della persona.
No. Non do consigli e non indico strade da seguire.
Credo che nessuno possa sapere al posto di un altro quale sia la direzione giusta. Il mio ruolo è quello di stare nella relazione, offrendo ascolto e presenza, affinché ciascuno possa riconoscere ciò che è vero e utile per sé.
No. Se stai attraversando un momento di forte sofferenza psicologica o senti il bisogno di un supporto clinico, è importante rivolgersi a professionisti qualificati.
In questi casi, posso eventualmente aiutarti a orientarti verso altre figure, ma non sostituirmi a loro.
No. Non è richiesto alcun credo particolare.
L’approccio è semplice, umano e concreto, basato sull’esperienza, sull’ascolto e sulla relazione.
Bella domanda.
Mi trovo in un momento della vita in cui sento il desiderio di mettermi in gioco e di incontrare l’altro, offrendo ciò che sono come uomo, prima ancora che come ruolo o competenza.
Allo stesso tempo, guardando al mio percorso, mi rendo conto che in alcuni momenti mi sarebbe stato prezioso avere accanto qualcuno disposto semplicemente ad ascoltare, senza indicare una direzione, quando sentivo di aver perso la bussola.
È da questo desiderio di incontro e di reciprocità che nasce la mia disponibilità oggi.